BUGIARDI MATRICOLATI

BUGIARDI MATRICOLATI

Mer, 12/06/2023 - 19:58
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Altro che crescita più della media europea: siamo i fanalini di coda

.bugiardo

Non sono stati i primi, e certamente non saranno gli ultimi, a manipolare i dati dell’economia reale, o quanto meno a enfatizzare quei numeri che portano acqua al loro mulino. Ma il mantra con il quale i nostri attuali governanti ci hanno martellato negli ultimi tempi (“l’Italia cresce più della media europea”) è stato platealmente sbugiardato dall’Istat, nell’ultimo bollettino “Le prospettive per l’economia italiana nel 2023-2024”[1].

L’Istituto Centrale di Statistica ci ha fatto sapere che il PIL nazionale quest’anno si arresterà a una crescita frazionale di +0,7%, e che l’anno prossimo sarà lo stesso.

Siamo cioè allegramente posizionati all’ultimo posto dell’Unione Europea, in netta frenata rispetto allo scorso anno, quando la nostra economia era invece cresciuta del 3,7%. Sarebbe certo sciocco attribuire i magri risultati dell’anno in corso e l’andamento previsto per l’anno prossimo all’inefficacia dell’azione dell’attuale Governo, così come sarebbe sciocco rendere unicamente merito a Draghi per il brillante 2022. Tuttavia, che la legge di bilancio in corso di approvazione sia molto poco espansiva è una verità difficilmente contestabile.

.tasso

Nell’andamento dell’economia di un paese, l’azione di Governo è in effetti solo una delle tante concause: molto di più pesano le scelte di politica monetaria, ad esempio, o i fattori geopolitici internazionali. Ed è difficile negare che l’impennata dei tassi di interesse abbia prodotto, e produrrà, una formidabile frenata per il sistema produttivo. Così come un prolungamento della guerra russo-ucraina continuerà ad assorbire ingenti risorse finanziarie e a far crescere il nostro debito pubblico, che infatti è previsto in consistente aumento.

Ma dire le bugie presentando numeri distorti non è un bel vedere, anche perché – come si diceva una volta – le bugie hanno le gambe corte. Il naso in fase di evidente allungamento dei nostri governanti ci ricorda quello dei banchieri centrali, quando, nel 2021, affermavano con la loro usuale prosopopea che l’inflazione che si profilava sarebbe stata transitoria e sarebbe stata facilmente assorbita senza particolari difficoltà.

L’abbiamo visto: in un anno i prezzi sono cresciuti come non si vedeva da 50 anni e le stesse autorità monetarie sono state costrette a correre ai ripari, sia alzando i tassi (che sono aumentati di oltre il 300% in qualche mese), sia invertendo l’alluvione di liquidità sui sistemi finanziari che loro stesse avevano prodotto, causando quell’inflazione che prima cercavano di negare.

.rally

Non si possono allora biasimare oggi gli analisti di mercato che vedono per l’anno prossimo ben 4 volte la riduzione dei tassi in USA e 3 in Europa, e ciò nonostante i banchieri centrali continuino a negare e si dicano anzi pronti a tirare ancora il freno se l’inflazione dovesse rialzare la testa. Né tanto meno devono sorprendere gli investitori che sono rapidamente passati da una situazione di ipervenduto a quella opposta di ipercomprato sui mercati azionari, con conseguente rally delle borse nel mese di novembre. Un rimbalzo era sicuramente atteso da molti, ma quello che si è visto è parso veramente un’impennata molto forte, con l’indice S&P del mercato USA cresciuto in un mese di oltre il 9%, e quello europeo poco meno.

E ora cosa succederà? Abbiamo cercato di dare una risposta, ovviamente molto generica, nell’editoriale della settimana scorsa. Quasi nessun analista vede, da qui a 12 mesi, gli indici azionari sotto i livelli attuali e, anzi, la media delle previsioni indica per l’azionario una performance del 5%.

Tuttavia, sembra proprio arrivato il momento delle obbligazioni, dopo 3 anni di risultati in perdita. Anzi, se ci dovesse essere un “atterraggio violento” verso la recessione, potrebbe essere proprio questa l’asset class da considerare come un paracadute, mentre vedremmo tornare l’azionario ai livelli di volatilità di qualche mese fa.

Se invece si tratterà di un soft landing, le azioni potranno darci ancora qualche bella soddisfazione, come pure l’oro. By the way, da quando a inizio ottobre ne consigliammo – proprio da queste righe - l’inserimento nei portafogli, questa commodity è cresciuta di ben il 13%, e la sua corsa non sembra destinata a fermarsi.

.bugiardo

Di certo il focus degli economisti si sposterà finalmente dall’inflazione, che ha cannibalizzato tutte le previsioni degli ultimi due anni, ai dati dell’economia reale, e questa è senza dubbio una buona notizia.

Qualunque sia la scelta di portafoglio che l’investitore vorrà fare, l’importante è che sia razionale, consapevole e non basata sulle dichiarazioni di politici e simili che, come abbiamo visto, sono molto spesso inattendibili, quando non palesemente bugiarde.