LA VALUTA È SPECCHIO DELLA SALUTE DI UN PAESE. CITIFONARE PUTIN

LA VALUTA È SPECCHIO DELLA SALUTE DI UN PAESE. CITIFONARE PUTIN

Mar, 09/26/2023 - 10:32
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La crisi del rublo in concomitanza della guerra ha sempre preannunciato cambiamenti di assetto politico

.cremlino

Fossimo nei panni dello zar di tutte le Russie, Vladimir Vladimirovich Putin, saremmo molto preoccupati dello stato di salute del rublo. Ma pur nella difficoltà di capire qualcosa su quello che succede in quel grande paese, crediamo che anche lui lo sia, e non poco, a parte le manifestazioni di muscoli e ottimismo che dispensa al mondo occidentale.

Deve essere davvero molto preoccupato, se per la prima volta ha respinto nel marzo 2022 (a guerra appena iniziata), le dimissioni della Presidente della Banca Centrale Russa Elvira Nabiullina, in sella da quasi 10 anni. Non è possibile sapere se sia successo altre volte che lo zar abbia voluto trattenere chi se ne voleva andare, ma certo non è prassi frequente dalle parti di Mosca. Laggiù è più facile che qualcuno, contro la sua volontà, venga rimosso dalla poltrona che occupa e magari spesso se ne perdano le tracce. Ma banchieri centrali esperti non ce ne sono molti a Mosca e, comunque, la riservata Elvira esperta lo è davvero, come ha riconosciuto anche la prestigiosa rivista britannica “The Banker” che non più tardi del 2017 l’ha proclamata “Banchiere Centrale dell’anno”, riconoscimento che non era mai stato attribuito a un suddito dello Zar.

Nabiullina venne elogiata coram populo per il lavoro fatto mantenendo - e anzi consolidando - le riserve del paese, che riuscì a portare a 630 miliardi di dollari, in un momento in cui venivano imposte sanzioni commerciali inedite alla Russia e le sue banche venivano espulse dal circuito Swift dei pagamenti internazionali. Grazie all’abilità di Elvira, la crisi del rublo venne in qualche modo tamponata: per farlo aveva dovuto portare i tassi di interesse al 20% e introdurre controlli doganali strettissimi per evitare la fuga dei capitali. Allora riuscì a metterci una toppa, ma lei per prima era consapevole che si trattava di una situazione precaria e provvisoria e che prima o poi il rublo sarebbe venuto giù a valanga, tanto che – come si diceva – provò a dimettersi, ma lo zar le fece capire che non avrebbe gradito. E non crediamo sia tanto facile disattendere i desiderata del tiranno.

.rublo

A Ferragosto di quest’anno, le sirene dell’allarme hanno ripreso a sibilare: il rublo ha sfondato quota 100 col dollaro e la situazione era tornata esplosiva. L’unica freccia rimasta all’arco di Nabiullina era l’aumento del tasso di interesse: riportato nell’ottobre del 2022 a un livello più fisiologico dell’8%, il 14 agosto 2023 è stato infatti deciso un nuovo consistente rialzo, portandolo al 12%.

Ma perché dovrebbe essere così grave per i Russi la svalutazione del rublo, tanto più che l’economia del paese è oggi ancora più dipendente che in passato dalle esportazioni? In teoria, queste dovrebbero essere infatti favorite dal cambio debole; ma nel caso della Russia le sanzioni imposte da tutti i paesi occidentali di fatto impediscono questa strada, salvo triangolazioni sempre più complicate per aggirare i divieti.

Ed essendo sempre più esposta alle importazioni, data l’arretratezza e la cronica inefficienza del sistema produttivo nazionale, questo comporta il rischio di aumento dell’inflazione (che ancora è sotto controllo al 5,2%) e ulteriore svalutazione del rublo, innescando una spirale al termine della quale sembra di intravedere la situazione dell’Argentina di qualche decennio fa.

Ma è soprattutto l’esperienza del passato che dovrebbe preoccupare lo zar, perché ogni volta che il rublo ha subito una svalutazione violenta, in seguito all’aver iniziato una guerra, questo ha innescato radicali cambiamenti dell’assetto politico istituzionale o vere e proprie rivoluzioni (come ha acutamente sottolineato Stefano Cingolani sul Foglio del 19/20-8-2023 nell'articolo "Un rublo di cartapesta"). Gli stessi eventi che hanno portato Putin al comando sono stati innescati proprio dalla crisi del rublo, avvenuta alla fine degli anni ‘90 con la caduta di Boris Eltsin, dovuta non alla vodka (come si è detto per molto tempo), ma proprio alla crisi del rublo che si era originata in seguito alla sanguinosa repressione in Cecenia; e anche in quel caso si trattava dell’invasione di un paese confinante.

.vodka

Quella volta intervenne però proprio l’odiato Occidente, con un prestito di 22,6 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale, denaro che in realtà ancora oggi non sappiamo come sia stato ripartito fra le casse dello Stato e quelle, ben più capienti, degli oligarchi che proprio allora costituirono quella rete di protezione e appoggio alla stella nascente Vladimir Vladimirovich.

E andando ancora indietro nel tempo, furono sempre gli occidentali (questa volta attraverso i marchi tedeschi) a fornire a Lenin nel 1917 le risorse per abbattere il governo di Aleksandr Kerenskij, che aveva deposto lo zar poco dopo lo scoppio della Grande Guerra. Fu grazie a quei marchi se il “sol dell’avvenire” sovietico riuscì a imporsi fino alla fine del secolo, quando l’esperienza sovietica naufragò miseramente.

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Difficile dire cosa succederà ora al Cremlino, anche perché le informazioni che arrivano da noi sono quasi sempre di parte e deformate. Che il regime sia in difficoltà lo ha dimostrato la vicenda della rivolta della Wagner, conclusasi con il tempestivo incidente dell’aereo su cui viaggiava il suo leader Yevgeny Prygozhin.

Difficile anche capire quale sarebbe l’evoluzione migliore per i Russi, se la caduta di Putin che tutti all’estero auspicano oppure il consolidamento del suo potere, che riuscirebbe almeno a evitare guerre civili e disordini.

.reflecting mirror

Certo è che mai come in questo caso è dimostrato il principio secondo il quale lo stato di salute della valuta rispecchia l’andamento dell’economia di un paese. E se così è, dopo che lo Zar è morto e i Soviet sono stati spazzati via, è evidente che anche Putin non si senta tanto bene.