L’ITALIA S’É DESTA

L’ITALIA S’É DESTA

Mer, 03/20/2024 - 10:02
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Con tre articoli in una settimana, il Financial Times riconosce con sorpresa la performance economica del nostro Paese

.forza Italia

Tutto si può dire della stampa economica inglese, ma non certo che faccia un tifo sperticato per il nostro paese. E allora, se un articolo del Financial Times è solo un articolo, due articoli sono un indizio, ma tre articoli in una settimana sono quasi una prova. Una prova che forse il vento per il nostro Paese sta veramente girando.

Il 7 marzo, con una certa sorpresa, il foglio finanziario britannico descriveva l’Italia come outperformer a sorpresa dell’Europa, con l’economia che nel quarto trimestre del 2023 si trovava con una produzione superiore del 4,2% rispetto all’ultimo trimestre del 2019, quello prima della pandemia, un ritmo doppio di quello di Francia e Regno Unito e molto superiore a quello della Germania. Ancora più sorprendente l’andamento degli investimenti, cresciuti nello stesso periodo di circa il 30% rispetto al 2019, da confrontare con un +4% della Francia, un +7% del Regno Unito e un -5% della grande Germania.

L’11 marzo lo stesso Financial Times dava la notizia che il gigante di Singapore Silicon Box, produttore di chips per l’intelligenza artificiale, avrebbe investito ben 3,2 miliardi di dollari per costruire uno stabilimento proprio in Italia, marcando una netta inversione di tendenza che fino a poco tempo prima vedeva gli investitori abbandonare il nostro paese.

.leva del debito

Infine, il 14 marzo sempre l’autorevole quotidiano londinese raccontava come lo spread fra i BTP a 10 anni e i Bund tedeschi di pari scadenza avesse toccato il livello più basso dal novembre 2021, pari a 1,16 punti percentuali. I 5,28 punti del governo Berlusconi – che scatenarono la crisi di governo e la chiamata di Mario Monti – sono ormai un lontano e sbiadito ricordo. Vero è che non tutto è merito dell’Italia, in evidente parabola ascendente, ma anche (e forse soprattutto) demerito della Germania che sembra entrata in una vera e propria recessione, colpita duramente dalla scomparsa del suo principale mercato di esportazione, quello russo. In ogni caso, il rally dei nostri titoli di stato di queste settimane è senz’altro una novità degna di attenzione.

Allora tutto bene madama la marchesa? Certo che no, le nostre debolezze strutturali restano e incombono sul nostro futuro, il livello del deficit pubblico è difficilmente sostenibile nel lungo periodo e l’enorme ammontare del debito pubblico è un macigno che grava sulle generazioni future. Cos’è allora che sta facendo cambiare idea agli investitori e li sta portando a investire in Italia a un ritmo da tempo sconosciuto?

.zavorra

La risposta non è facile né univoca, ma possiamo provare a fare delle ipotesi ragionevoli.

Intanto va rilevato che a livello generale il debito oggi fa meno paura che in passato, perché è aumentato un po’ dappertutto. Le politiche di sostegno per combattere la pandemia hanno fatto lievitare l’indebitamento di tutti i Paesi, in particolare in Europa.

Ma c’è un’altra ragione, che stranamente non è stata ancora indicata da nessuno dei numerosi osservatori delle nostre vicende economiche, è quella dell’effetto leva, che veniva spiegato una volta (e forse anche oggi) nelle prime lezioni dei corsi di finanza aziendale. In effetti lo Stato non è che un’azienda, quella più grande del paese, e non può che seguire le regole e le norme di funzionamento di tutte le altre aziende.

.risorgimento

L’effetto leva può essere descritto, in estrema sintesi e senza ricorrere a dimostrazioni matematiche, come il rapporto fra livello di indebitamento e redditività di un’azienda. Esso ci dice che il debito non sempre è un fattore di freno per la crescita, ma lo diventa se il suo costo (gli oneri finanziari e quindi il tasso di interesse). è superiore alla redditività della gestione caratteristica[1]. La cosa è del resto intuitiva: se un euro preso in prestito mi costa meno di quanto quell’euro rende investito nell’azienda, allora più mi indebito e più guadagno. E viceversa: con alti tassi di interesse e bassa redditività, il debito accelera le situazioni crisi.

Ora, è vero che per lo Stato non ha molto senso parlare di redditività, e del resto è considerato un’azienda di erogazione e non di produzione[2]. Tuttavia il senso dell’analogia è chiaro, e in questo caso potremo parlare di produzione (quindi PNL) o meglio ancora di produttività, e quindi di efficienza dei suoi fattori produttivi, in primo luogo il lavoro.

In questa fase i tassi di interesse stanno finalmente diminuendo e il PIL da noi - come si è visto - è in decisa accelerazione, più marcata dei nostri competitor europei. Ci sono quindi le condizioni perché il debito, ancorché enorme, possa determinare una leva positiva, o quanto meno non affossare la tendenza congiunturale favorevole.

Le risorse affluite con il Covid, e in particolare il PNRR, hanno ovviamente giocato un ruolo chiave e probabilmente da noi sono state indirizzate meglio che altrove. Come diceva Mario Draghi: debito buono e debito cattivo. Bisogna anche riconoscere che i timori legati alle posizioni sovraniste e “barricadiere” di Giorgia Meloni prima di varcare la soglia di Palazzo Chigi sono stati fugati dalle posizioni responsabili e dalla moderazione che la leader ha dimostrato una volta assunta la guida del Paese. Inoltre la prospettiva della stabilità per un’intera legislatura della maggioranza di governo non può che aver giovato all’attrattività del nostro paese per gli investitori esteri.

.investitori esteri

Sia chiaro: i nostri problemi non sono stati risolti, anzi in alcuni casi tendono a cronicizzarsi. Sprechi di risorse, inefficienze, peso della burocrazia, necessità di riforme che modernizzino il sistema giudiziario, eccessiva vulnerabilità alle pressioni di alcune categorie economiche e corporazioni: tutto questo è ancora ben presente e zavorra il nostro futuro.

Né si può affermare che sia tutto e solo merito della Giorgia nazionale e della ritrovata stabilità politica: non va dimenticato il grande lavoro, anche sui fondamentali, svolto da Mario Draghi nei momenti più critici degli ultimi anni e che ora comincia a dare i suoi frutti. Non è un caso che i mercati finanziari nel nostro Paese stiano presentando performance di tutto rilievo: non solo quelli azionari, che stanno crescendo da diversi mesi e sono ai livelli massimi di sempre, ma anche quelli obbligazionari con le risposte entusiaste dei risparmiatori ai nuovi consistenti collocamenti di titoli del debito pubblico e lo spread, come rilevava con sorpresa anche il Financial Times, ai livelli più bassi degli ultimi anni.

 

 

 

[1] La gestione caratteristica di un’azienda è quella relativa al suo business, escludendo gli effetti della gestione finanziaria e delle partite straordinarie: La redditività della gestione caratteristica, o redditività “operativa” è quindi quella lorda calcolata senza tenere conto degli oneri e proventi finanziari e delle poste straordinarie.

[2] In teoria aziendale, azienda di produzione o impresa è quella che ha per scopo la produzione e il commercio di beni e servizi destinati alla vendita; l’azienda di erogazione (famiglia, ente non profit, Stato) è quella finalizzata al soddisfacimento dei bisogni a carattere generale (pubblica) o particolare (privata)